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Il vigneto dialoga con il clima e parla ai sensori

Villa Sandi sfida caldo estremo e siccità con l’intelligenza artificiale Siamo in attesa della quarta ondata di calore e zero piogge Villa Sandi punta sulla viticoltura intelligente per contrastare il particolare fenomeno climatico. La viticoltura del Nord-Est affronta una delle estati più difficili degli ultimi anni. Tra caldo estremo e siccità prolungata, il Gruppo Villa Sandi accelera sulla viticoltura di precisione: sensori climatici, monitoraggio continuo e intelligenza artificiale diventano strumenti quotidiani per proteggere la qualità delle uve e utilizzare ogni risorsa in modo più efficiente. La quarta ondata di calore dell’estate arriva dopo settimane senza precipitazioni significative. Il terreno perde rapidamente umidità, le viti entrano in una fase di forte stress idrico e ogni decisione in vigneto assume un peso determinante. In uno scenario in cui il cambiamento climatico non rappresenta più un’ipotesi futura ma una realtà con cui confrontarsi quotidianamente, la tecnologia diventa una delle principali alleate della viticoltura. È in questo contesto che il Gruppo Villa Sandi ha esteso un sistema avanzato di monitoraggio ambientale in tutte le proprie tenute distribuite tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. L’obiettivo non è semplicemente raccogliere dati, ma trasformarli in decisioni tempestive e mirate, capaci di preservare la salute della vite e la qualità delle produzioni, per ottenere uve di qualità, raccolte nel momento più giusto e nel rispetto dell’ambiente. Protagonista dell’applicazione di sensori e strumentazioni sofisticate è Leonardo Moretti Polegato, quarta generazione della famiglia e vice Presidente di Villa Sandi. “La tecnologia non sostituisce l’esperienza dell’uomo, ma la rende più consapevole“, commenta Leonardo Moretti Polegato, “la viticoltura è fatta di osservazione, sensibilità e conoscenza del territorio” conclude.  Le nuove reti di sensori installate nei vigneti rilevano in tempo reale temperatura dell’aria, umidità relativa, bagnatura fogliare, velocità del vento, radiazione solare e disponibilità idrica del suolo. Queste informazioni vengono elaborate da piattaforme digitali che, attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, costruiscono modelli previsionali sull’evoluzione delle condizioni vegetative e climatiche. È il risultato di un percorso avviato oltre due anni fa, che oggi collega gli oltre 200 ettari di proprietà tra Veneto e Friuli Venezia Giulia attraverso un’unica piattaforma digitale capace di raccogliere e interpretare in tempo reale dati agronomici e climatici. Una visione integrata che consente di programmare interventi sempre più puntuali, con benefici concreti già misurabili nella riduzione dei trattamenti fitosanitari e dei consumi idrici, valorizzando al tempo stesso le caratteristiche di ogni vigna. Un approccio che si inserisce nel più ampio percorso di sostenibilità intrapreso dall’azienda, i cui vigneti sono tutti certificati Biodiversity Friend, lo standard che promuove e tutela la biodiversità in agricoltura attraverso pratiche rispettose dell’ecosistema e delle risorse naturali. L’intelligenza artificiale individua segnali che potrebbero sfuggire all’osservazione tradizionale, suggerendo il momento più opportuno per gli interventi agronomici e contribuendo a ridurre sprechi di acqua, energia e mezzi tecnici. Durante le fasi di caldo intenso, il sistema permette di valutare il livello di stress delle piante con una precisione sempre maggiore, consentendo di intervenire soltanto dove realmente necessario. È un approccio che punta a una gestione differenziata del vigneto, nella quale ogni appezzamento viene seguito secondo le proprie specifiche esigenze microclimatiche. La scarsità di piogge rappresenta infatti una sfida complessa. Oltre alla diminuzione delle riserve idriche, aumenta il rischio di squilibri nella maturazione delle uve, con possibili effetti sull’equilibrio tra zuccheri, acidità e patrimonio aromatico. Preservare questo equilibrio significa tutelare l’identità dei vini e mantenere elevati standard qualitativi anche nelle annate più difficili. L’agricoltura digitale consente inoltre di ottimizzare i trattamenti fitosanitari. Attraverso modelli previsionali basati sui dati meteorologici e sulle condizioni reali del vigneto, è possibile intervenire solo quando le condizioni lo richiedono, riducendo il numero delle operazioni e l’impatto ambientale complessivo. La trasformazione tecnologica interessa tutte le aziende del Gruppo Villa Sandi, creando una rete di informazioni condivise che permette di confrontare l’andamento climatico di territori diversi, individuare rapidamente eventuali criticità e programmare strategie sempre più efficaci. In un periodo segnato da temperature eccezionalmente elevate e da precipitazioni quasi assenti, il valore dei dati cresce quanto quello dell’acqua. Ogni informazione raccolta contribuisce a costruire una gestione più precisa, sostenibile e resiliente, capace di adattarsi a condizioni climatiche in continua evoluzione. Per la viticoltura italiana il cambiamento climatico impone un cambio di paradigma. La tradizione rimane il fondamento della qualità, ma oggi dialoga con strumenti digitali sempre più sofisticati. L’esperienza maturata in vigneto incontra l’innovazione tecnologica, dando vita a un modello produttivo che punta a coniugare sostenibilità ambientale, efficienza gestionale e valorizzazione del territorio. In un’estate torrida la sfida non consiste soltanto nel superare un’annata difficile, significa costruire una viticoltura capace di affrontare il clima che cambia con strumenti nuovi, preservando il patrimonio enologico delle colline venete e friulane e garantendo alle future generazioni vigneti sempre più resilienti. La nuova vendemmia nasce dai dati, è  la vigna che anticipa il clima con l’innovazione digitale. Harry di Prisco

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“Me first”  mette il benessere fisico e mentale al primo posto

La campagna emozionale Me first  healthy-kit di prodotti sani e genuini La frutta secca ci aiuta a sopportare la calura estiva in vario modo. Ricca di magnesio e potassio, aiuta a reintegrare i sali minerali persi con il sudore, contrasta l’astenia e fornisce energia  per le calde giornate di questo luglio afoso.  Mandorle, noci e nocciole apportano i sali minerali di cui abbiamo bisogno come il potassio per prevenire i crampi muscolari. In particolare le mandorle contengono vitamina E che aiuta a proteggere la pelle dai raggi UV. Quindi l’estate è il momento ideale di ricordarsi di questi alleati della nostra salute: “Me first”, la campagna promozionale ed emozionale ideata dal gruppo Caporaso, storica azienda italiana fondata nel 1960 e specializzata nella selezione, lavorazione e trasformazione della frutta secca, ha lanciato un healthy-kit di prodotti sani e genuini e che invita a riscoprire il valore dei piccoli gesti quotidiani mettendo il proprio benessere fisico e mentale al primo posto. In meno di un mese ha raggiunto una platea totale di 50 milioni di followers attraverso tutte le piattaforme social di condivisione. Con “Me first” Caporaso conferma la propria evoluzione, coniugando la qualità di una lunga tradizione italiana con una visione contemporanea del benessere. La box HEALTHY contiene le nuove Creme 100% Crunchy, in un vaso di vetro da  250 grammi adatto ai diversi momenti della giornata, dalla colazione allo snack fino alle pause dedicate al benessere. Le nuove creme sono proprio per chi ricerca un prodotto autentico, versatile e contemporaneo, mantengono la purezza della frutta secca Caporaso e introducono una texture crunchy più materica e intensa. Una nuova esperienza di gusto capace di conservare l’essenzialità della ricetta senza zuccheri aggiunti e glutine, vegan e adatta a uno stile di vita sano e consapevole. La box contiene inoltre una lettera con suggerimenti per dedicare la giusta attenzione a se stessi, una candela per momenti di relax tra yoga o pilates, un cucchiaino di bambù e una bag per portarsi lo spuntino  al lavoro. “Me first” è dunque un Realtà-Kit di prodotti sani e genuini. Un risultato straordinario ottenuto grazie alle pubblicazioni e all’interesse per uno stile di vita “healthy” (sano)  e per “lo stare bene” che hanno dimostrato alcune delle principali influencer italiane tra cui Chiara Biasi e Ludovica Pagani. Ma cosa si intende per uno stile di vita “healthy” ? è un insieme di abitudini quotidiane che migliorano il benessere fisico e mentale. Si basa su pilastri fondamentali: un’alimentazione equilibrata ricca di frutta e verdura, attività fisica costante, un buon riposo notturno e l’abbandono di vizi dannosi come il fumo. Per dare vita al racconto di Me First, Caporaso ha organizzato a Milano “The Self-Care Morning Club”, un evento ideato insieme a Ecl studio che ha curato strategia creativa, creative direction, PR e produzione. Ospitato negli spazi di Studio Svetle, il format ha coinvolto talent, creator ed editor di riferimento dei mondi lifestyle, wellness e fashion in un’esperienza costruita attorno al concetto di self-care. Una lezione di pilates, una colazione healthy firmata Caporaso e un percorso di degustazione delle nuove Creme 100% Crunchy, hanno dato forma a una mattinata in cui il prodotto è diventato parte di un rituale di benessere contemporaneo. L’esperienza è stata arricchita da PR box personalizzate, accompagnate da tre ricette proteiche e gustose firmate dal noto pastry chef Tommaso Foglia, realizzate ad hoc per valorizzare la versatilità delle nuove creme. In oltre sessant’anni di attività Caporaso ha costruito un patrimonio di competenze e know- how che oggi rappresenta uno dei principali punti di forza del brand. Una storia fatta di materie prime, ricerca, lavorazione e attenzione alla qualità che negli ultimi anni si è aperta a un dialogo sempre più diretto con il consumatore attraverso un modello plurimo che unisce e-commerce, marketplace e nuove progettualità di comunicazione. A decretare il successo di “Me first” non sono dunque solo i tantissimi  follower e le visualizzazioni sui social, ma anche la tipologia particolare di campagna che non è legata ad elementi esclusivamente glamour, fashion o di entertainment, ma promuove un messaggio positivo che invita già dal titolo “Me first” a trovare tempo e dare la giusta attenzione e priorità a se stessi puntando al proprio benessere fisico e mentale. Harry di Prisco  

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La Benevento segreta: Sapori di Corte e il liquore Strega Alberti  un punto d’incontro tra storia e gusto

Benevento e l’Irpinia, due territori che esprimono una straordinaria sintesi tra cultura, paesaggi e tradizioni produttive Il progetto Exempla – Il saper fare campano è un format ideato dalla Regione Campania per promuovere e valorizzare l’artigianato artistico, l’identità culturale del fare e le eccellenze produttive del territorio. Curato dall’Agenzia Campania Turismo, prevede itinerari tematici provinciali ed esposizioni collegate al FUNT (Fondo Unico Nazionale per il Turismo ) che sostiene direttamente la promozione, l’accessibilità e la competitività dell’intera regione, con l’intento di favorire la creazione di nuove proposte di turismo esperienziale e sostenere la promozione integrata dei territori campani. Cinque itinerari culturali che attraversano territori, comunità e identità che trasformano l’artigianato in racconto culturale e chiave di lettura della regione  in cui il patrimonio artigianale consente l’accesso ai luoghi. Botteghe come spazi di conoscenza, artigiani interpreti di una tradizione in continua evoluzione, itinerari come occasione di incontro con l’identità più autentica della regione Campania, in una geografia culturale che attraversa la costa, le aree interne e i paesaggi rurali, luoghi e produzioni d’eccellenza. Tra le pietre miliari del percorso emergono Benevento e l’Irpinia. Il viaggio a Benevento assume i contorni di un racconto che intreccia storia, leggenda e manifattura. Il percorso dedicato a “Ceramica e liquori tra storia e leggenda” accompagna il visitatore alla scoperta di una centro in cui la dimensione narrativa si lega profondamente all’identità culturale. Nella città sannita una piccola perla invita gli ospiti a vivere un percorso dove il cibo diventa occasione di condivisione e scoperta. Sapori di Corte il salotto del gusto Beneventano: dove la cucina si fa confidenziale Nel centro storico di Benevento, quasi nascosta nelle stradine antiche, vi è la più piccola osteria della città sannita: Sapori di Corte, che  si distingue per una proposta culinaria che affonda le radici nella tradizione campana e sannita. A pochi metri dal conservatorio di musica Nicola Sala e dalla chiesa di Santa Sofia, patrimonio dell’umanità UNESCO. Ogni piatto nasce dall’equilibrio tra ricette tramandate nel tempo e una presentazione curata, senza mai perdere il legame con i sapori autentici del territorio. Lorenzo Tufo, utilizza nelle sue ricette di qualità prodotti stagionali e del territorio, un giovane chef che valorizza la tradizione sannita con la sua cucina che racconta una Benevento autentica. Questa attenzione permette di valorizzare le eccellenze locali e di proporre una cucina che segue il ritmo naturale delle stagioni. Ogni preparazione nasce dall’idea che semplicità e qualità possano convivere, lasciando parlare il sapore degli ingredienti senza eccessive elaborazioni. L’atmosfera dell’osteria invita gli ospiti a vivere un percorso fatto di giovialità, dove il cibo diventa occasione di condivisione e scoperta. Lorenzo così presenta la sua perla del gusto: ≪L’osteria  ha compiuto 10 anni e siamo felici di aver tagliato questo piccolo traguardo. Cerchiamo di sintetizzare la cucina sannita con i nostri prodotti del territorio e li completiamo con la proposta reinterpretata di baccalà che appartiene alla tradizione campana. Cerchiamo di valorizzare il meglio dei prodotti sanniti che consentono una grande scelta fra formaggi, salumi e ottime carni del territorio. E, come dico sempre,  non è un’eresia saltare da un piatto di terra a uno di baccalà, una cucina che si sposa e si può godere in tutte le sue sfaccettature. Siamo la più piccola osteria di Benevento, con venti posti, se ci stringiamo riusciamo a mettere qualche posticino in più. Nasciamo proprio nel cuore del centro storico, a poca distanza dall’Arco di Traiano≫. Benevento è una città in evoluzione, tra due anni saranno terminati i lavori di  riqualificazione urbana e verranno rinnovati gli spazi pubblici per migliorarne la vivibilità e l’estetica, si avrà una città trasformata, nel frattempo una passeggiata a Benevento va fatta. ≪ Noi vogliamo essere pronti per quando ci sarà la nuova Benevento – continua Lorenzo –  la aspettiamo da sempre. Benevento è una città storicamente millenaria che vogliamo far visitare, non ci dimentichiamo che è  caratterizzata dalla leggenda delle streghe, da cui trae il suo fascino. La città deve avere solo i giusti spazi, le giuste attrazioni per le persone e penso che è una città che può dare tanto dal punto di vista turistico≫. Il ristorante è piccolo ma con clienti famosi come Clementino che è un amico di Benevento perché ha la mamma beneventana. ≪Abbiamo tanti ospiti speciali, che ci fa piacere quando ci vengono a trovare. Riconoscono il nostro locale come un locale intimo, dove poter  trascorrere una giornata in serenità ≫ precisa Lorenzo Tufo.  Da imprenditore ha deciso di rimanere e non andare via come tanti altri: ≪ Ho avuto le mie esperienze fuori, la semplicità che può offrire una città come Benevento, può essere fatta vivere anche in altre situazioni. Oggi la mia base è questa, abbiamo deciso di restare, di puntare sul territorio, anche in maniera testarda. Oggi si crede di trovare fortuna fuori da casa propria, ma  in verità ritengo che l’impegno, la dedizione, la costanza,  premiano sempre≫. Autenticità, dedizione e qualità possano ancora fare la differenza nel mondo della ristorazione che evolve continuamente, ma i valori che guidano Lorenzo Tufo rimangono gli stessi: rispetto della tradizione, ricerca della qualità e desiderio di migliorarsi ogni giorno. L’obiettivo è continuare a promuovere la cultura gastronomica beneventana, offrendo una cucina capace di emozionare sia chi visita il territorio per la prima volta sia chi vi ritorna alla ricerca dei sapori di casa. Il viaggio continua, l’itinerario di  Exempla costruisce un racconto che va  oltre la valorizzazione delle eccellenze produttive. Ceramica, Liquore Strega, maioliche e paesaggi diventano elementi di una narrazione più ampia, dove patrimonio materiale e immateriale contribuiscono a definire il volto di una Campania ricca di storia, creatività e identità. L’Alchimia del Sannio: viaggio nello stabilimento del Liquore Strega dove il tempo profuma di erbe e la formula segreta  Alberti incontra il mito delle Janare Le janare, sacerdotesse di Diana, come vengono chiamate le streghe di Benevento,  celebravano i loro riti legati alla terra intorno al leggendario Noce di Benevento, raccogliendo erbe spontanee nelle notti di luna piena per farne unguenti e pozioni. L’alchimia degli Alberti,

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Consoli e Cucine: La Diplomazia Gastronomica

Il libro  racconta 33 Paesi attraverso la cucina sarà presentato giovedì 11 dicembre presso il Circolo Nazionale dell’Unione di Napoli  Identità culturale, convivialità e dialogo tra popoli, ma anche l’importanza della sostenibilità nel settore alimentare per garantire salute e benessere alle generazioni presenti e future. Sono questi alcuni dei temi al centro di “Consoli e Cucine: La Diplomazia Gastronomica”, il volume nato su iniziativa del Corpo Consolare di Napoli e promosso insieme a Deloitte nell’ambito del programma di celebrazione dei 2500 anni dalla fondazione della città e del 50° anniversario della fondazione del Corpo Consolare. Il volume  prevede un’introduzione a cura del Console Generale Onorario della Repubblica Dominicana e Decano del Corpo Consolare di Napoli, Elio Pacifico, del Console Onorario del Principato di Monaco e Segretario Generale del Corpo Consolare di Napoli, Mariano Bruno, e del Console Onorario della Repubblica di Slovenia e ideatore del progetto, Jacopo Fronzoni. Sono inoltre presenti le prefazioni del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, e del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, oltre alla postfazione del Prefetto di Napoli, Michele Di Bari. Nel corso dell’evento sono previsti gli interventi di numerose personalità istituzionali, tra cui il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, il Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, il Decano del Corpo Consolare di Napoli, Elio Pacifico, e il Segretario Generale, Mariano Bruno, oltre ai rappresentanti del Governo. Seguirà un panel di relatori con la Partner Deloitte & Touche S.p.A., Alessandra Cerruti, il Presidente del Consorzio Tradizione Italiana, Armando De Nigris, il Direttore de Il Mattino, Vincenzo Di Vincenzo, e lo chef Christian Garcia, Chef du Palais Princier de Monaco. Parteciperanno inoltre i giornalisti Guido Barendson e Lorenza Scalisi, quest’ultima autrice del libro “Tutti i piatti dei Presidenti”,  ha dichiarato:  «In ogni viaggio ho imparato che la cucina è un racconto immediato: è identità, memoria, creatività. Attraverso un piatto si può leggere una cultura, comprenderne l’anima e avvicinarsi alle persone in modo autentico. Questo volume celebra la straordinaria capacità del cibo di unire mondi diversi».  Le pagine del libro propongono un itinerario culturale tra le ricette più rappresentative di 33 Paesi con presenza consolare a Napoli, rendendo omaggio alla ricchezza delle comunità internazionali presenti nella capitale del Mezzogiorno e al ruolo della città come crocevia del Mediterraneo. «Questa pubblicazione è parte integrante del programma “Neapolis 2500” – ha dichiarato Mariano Bruno, Segretario Generale del Corpo Consolare di Napoli e Partner Deloitte & Touche S.p.A. – e rientra in un progetto, interamente autofinanziato dal Corpo Consolare, diretto a valorizzare il cibo come strumento fondamentale di dialogo tra i popoli. Le prefazioni del Ministro Tajani e del Ministro Lollobrigida, unite alla partecipazione di 33 nazioni, arricchiscono ulteriormente questa iniziativa in termini di portata culturale e simbolica per un settore da sempre strategico per il nostro Paese». Deloitte contribuirà inoltre all’iniziativa presentando una ricerca dedicata alla sostenibilità nel settore alimentare, con particolare attenzione all’utilizzo responsabile delle materie prime, ai benefici della filiera corta e alle pratiche innovative orientate alla riduzione dell’impatto ambientale, con l’obiettivo di coniugare eccellenza gastronomica, cultura e consumo responsabile. «Il cibo – ha dichiarato  Alessandra Cerruti, Partner Deloitte & Touche S.p.A. – racconta territori, persone, relazioni. Anche per questo parlare di gastronomia significa parlare di sostenibilità: di come utilizziamo le risorse, di come possiamo ridurre gli sprechi, di come il riuso possa trasformarsi in valore. Siamo orgogliosi di sostenere un progetto che unisce cultura, innovazione e responsabilità, dimostrando che ciò che portiamo in tavola può diventare un ponte tra comunità diverse e un investimento concreto nel nostro futuro». Chef d’eccezione alla cena degustazione La presentazione del volume sarà accompagnata da una cena degustazione a cura di dieci chef di fama nazionale e internazionale, tra cui tre chef stellati, che offriranno una testimonianza concreta del ruolo del cibo come strumento di diplomazia, incontro e crescita culturale. Questi gli chef: Salvatore Bianco – Ristorante La Terrazza, Hotel Eden (Roma) Fabio Caiazzo – Ristorante Il Pavone, Grand Hotel Santa Lucia (Napoli) Rosario Coppola – Ristorante Baccalaria (Napoli) Gennaro Cummaro – Beau Rivage Palace (Losanna) Gennarino Esposito – Ristorante Torre del Saracino (Vico Equense) Christian Garcia – Chef du Palais Princier de Monaco Domenico Iavarone – Ristorante Zest (Sorrento) Ferdinando Paragliola – Resident Chef, Circolo Nazionale dell’Unione (Napoli) Francesco Petito – Ristorante Michelasso (Napoli) Dario Pizzetti – Chef Villa Wolkonsky, Ambasciata Britannica (Roma)  “Consoli e Cucine: La Diplomazia Gastronomica” è un invito a riflettere sul valore della cucina come spazio di relazione, identità e apertura: una testimonianza che Deloitte è orgogliosa di sostenere, nella convinzione che anche a tavola si possa costruire il dialogo e la collaborazione di cui il mondo ha sempre più bisogno. L’evento è patrocinato dal Comune di Napoli, da Napoli MuSa – Comitato Nazionale Neapolis 2500 e da U.C.O.I. (Unione dei Consoli Onorari in Italia). Harry di Prisco

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Concetto Partenopeo: un vero concerto di sapori !

Presentato il nuovo menù della pizzeria di Castellammare di Felice Mellone Una pizzeria moderna dove la tradizione napoletana si unisce alla sperimentazione, vicino al mare di Castellammare, sono motivi sufficienti per decidere di andare a trovare Felice Mellone nel suo locale Concetto Partenopeo: la pizzeria che porta in tavola una visione personale e contemporanea della pizza. Il progetto nasce dal desiderio di raccontare la tradizione partenopea con uno spirito innovativo, sperimentando impasti, cotture e abbinamenti che sorprendono senza mai perdere il legame con le origini. Felice Mellone scopre il mondo della ristorazione a soli diciotto anni, quando un infortunio lo costringe a lasciare la carriera da calciatore e a lavorare prima come cameriere, seguendo le orme del padre come maître di sala. La passione per il banco pizza cresce presto e diventa una vera missione di vita: studia, lavora in diverse pizzerie e sviluppa un’idea chiara di ristorazione, oggi pienamente espressa nel suo locale. Concetto Partenopeo è un punto di riferimento moderno e dinamico, situato di fronte al litorale di Castellammare. Qui si trovano pizze con impasto contemporaneo, pizze in pala e pizze a doppia cottura realizzate con attenzione maniacale alla lavorazione di acqua e farina. Alla creatività degli impasti di Felice si uniscono farciture e topping con ingredienti ricercati: dal prosciutto crudo Pata Negra alla Picanha Prussiana, dalla mortadella di cinghiale al tartufo, dai peperoni cruschi all’aglio nero. Il nome Concetto Partenopeo racchiude l’ambizione del progetto: un’idea di cucina capace di reinterpretare i piatti campani e trasformarli in esperienze da gustare in versione pizza. Un esempio emblematico è la pizza a doppia cottura – prima fritta e poi passata in forno – con ragù alla genovese e pecorino. Con un ambiente curato, un’offerta originale e una filosofia che unisce radici e sperimentazione, Concetto Partenopeo si propone come un luogo in cui la pizza diventa narrazione, creatività e convivialità. Questo il menù autunnale presentato alla stampa di settore:   ANTIPASTO : frittatina di pollo alla cacciatora e arancino friarielli e salsiccia con Millesimato Extra Dry 075 Carati PIZZE : Pizza in pala donna Carmela pancia di maiale macerata 24h cotta a bassa temperatura, patate al forno, gel di papacelle, spuntoni di pecorino romano D.O.P. con NeroaMetà Aglianico Bianco Mastro Berardino Doppia cottura Classica di lù Pomodoro San Marzano D.O.P., in uscita: mozzarella di bufala D.O.P. basilico Parmigiano Reggiano 40 mesi con NeroaMetà Aglianico Bianco Mastro Berardino Padellino all’italiana Carpaccio di vitella speziato cotto a freddo 24h, misticanza, stracciata pugliese, pomodorino confit e citronette  con  Piedirosso Pompeiano IGP Balestrieri Impasto classico Base di crema di castagne con un varietà di funghi freschi spadellati in padella  (champignon, porcini, pioppini e pleurotus) con fior di latte in entrata, in uscita la pizza viene completata con un cavolo di Bruxelles e un aglio nero. con  Piedirosso Pompeiano IGP Balestrieri Harry di Prisco

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La Galleria Principe di Napoli rivive grazie a Scottojonno

Presentato il primo ciclo di appuntamenti del nuovo format tra cultura, mixology e alta cucina al centro di Napoli Finalmente, la Galleria Principe di Napoli può vivere della grandeur e della bellezza per cui è stata progettata e inaugurata a fine ‘800. Luca Iannuzzi  è il titolare del locale Scottojonno, situato sotto la Galleria Principe di Napoli, oggetto di importati restauri in corso, là dove un tempo risiedeva la tesoreria del Banco di Napoli. Il nome è un omaggio a Vincenzo Scotto Jonno, che nel 1883 fondò un celebre café chantant nello stesso luogo. La kermesse “Storie da Bere: tra Arte, Miti e Sapori napoletani” è il primo evento di un format, innovativo e coinvolgente che nasce da un’idea di Iannuzzi, il quale ha voluto creare un luogo dove la storia, la cultura e la gastronomia napoletana si fondono in un’esperienza unica. Scottojonno, considerato uno dei caffè letterari più belli d’Italia, ha saputo rapidamente affermarsi come un indirizzo storico in città, pur avendo aperto solo nel 2023. Luca Iannuzzi ha plasmato uno spazio che è un vero e proprio salotto culturale, dove l’eleganza degli arredi e l’atmosfera suggestiva si uniscono a un’offerta di alta qualità, rendendolo un crocevia per artisti, intellettuali e appassionati di buon cibo e buona compagnia. “Storie da Bere” si propone come un viaggio narrativo, dove ogni serata celebra una “storia” legata all’arte, alla storia di Napoli, a leggende o tradizioni culinarie. Attraverso interventi di esperti, performance artistiche e, naturalmente, un’offerta di drink e food pensata per l’occasione, l’obiettivo è offrire un’esperienza coinvolgente che unisca cultura e convivialità. Luca Iannuzzi così presenta il progetto: ≪ Io più che un imprenditore mi reputo un cultore di cose belle, sono un appassionato di riuso funzionale dei luoghi, nel senso che vado a caccia insieme al mio amico Eugenio Tibaldi, designer, di locali abbandonati o comunque non utilizzati che abbiano delle bellezze architettoniche o delle particolarità oppure che abbiano una storia passata molto interessante per dargli una seconda chance, una seconda vita. Diamo ai locali anche la sostenibilità economica. Scottojonno  è una biblioteca diffusa, di oltre 1800 volumi consultabili attraverso un’app≫. Continua Iannuzzi  ≪ Il locale si estende per 780 metri quadrati: al piano terra c’è  la biblioteca diffusa con il bistrò e il cocktail bar, al primo piano  un ristorante che è riportato nella guida Michelin dal giorno della sua apertura. Il tutto all’interno di un contesto che era assolutamente degradato e che noi abbiamo provato a restituirlo alla quotidianità dei residenti e delle persone che amano il centro storico di Napoli, in una strada – che io chiamo il Miglio d’Oro – che va dal museo archeologico di Napoli fino al Palazzo Reale e che  lambisce il conservatorio di San Pietro a Maiella e l’accademia delle belle arti. Pertanto questa è la vera strada della cultura napoletana, abbandonata o meglio dimenticata dai più nel primo tratto. La Galleria Principe di Napoli  ha subito tutti i degradi dalla guerra in poi e solo da poco è stata riaperta. La Galleria è un esempio, forse unico di Art Deco qui a Napoli, perfettamente conservata per cui l’ultimo intervento che inizierà a breve e che la riporterà al suo splendore consegnerà la  Galleria al futuro e mi auguro che noi saremo ancora qui con la nostra attività e avremo raggiunto l’obiettivo per il quale abbiamo lavorato per anni≫. Dopo il successo del primo appuntamento di ottobre, dedicato alle “Storie nascoste della Galleria”, la kermesse proseguirà con un nuovo entusiasmante evento che si svolgerà il 27 novembre dal tema: “Le leggende nere di Napoli”. Un affascinante viaggio nelle leggende più misteriose, tra fantasmi e storie oscure che avvolgono la città di Napoli. Un’occasione  per esplorare il lato più enigmatico della città, accompagnati da un’offerta gastronomica e di drink studiata per l’occasione. Nel nuovissimo menù, curato dal talentuoso Chef Marco Ambrosino, ogni piatto è una narrazione, un “varco infuocato” o un “sentiero nascosto” che svela i segreti e le tradizioni culinarie di Napoli, trasformando il vitto in un’esperienza quasi mistica. Ambrosino, con la sua cucina d’autore, riesce a reinterpretare la tradizione napoletana con un tocco contemporaneo, attingendo a ingredienti locali e tecniche innovative. A completare l’offerta gastronomica, il talentuoso bartender gourmet Mirko Lamagna ha ideato una nuova e affascinante drink list, anch’essa intrisa di narrazioni e riferimenti alla cultura napoletana. I cocktail sono veri e propri “incantesimi” che promettono di rapire i sensi, equilibrando sapientemente ingredienti per creare esperienze uniche e memorabili. Da quel lontano 1883 quando il procidano Vincenzo Scotto Jonno aprì l’omonimo Café Chantant, entrato nella storia della città per glamour e mondanità, la Galleria sarà presto un luogo di ritrovo culturale come era stata progettata. Harry di Prisco

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Praesentia fa tappa in Irpinia per promuovere il turismo enogastronomico e culturale

Il vigneto di Quintodecimo di Mirabella Eclano Praesentia continua il viaggio nella Campania Divina delle eccellenze enogastronomiche che unisce tradizione e futuro Il 28 e 29 luglio si è tenuta in Irpinia, in provincia di Avellino, una zona montuosa ricca di colline fertili, la quinta tappa di “Praesentia, Gusto di Campania. Divina”, il format ideato dalla Regione Campania e coordinato dall’Agenzia Campania Turismo. Il Nettare di Bacco. L’Irpinia di Campania Divina: storie memoria e futuro Il tema scelto del convegno per un viaggio immersivo tra storia, sapori e saperi di una terra che si racconta attraverso il vino. Il Palazzo Abbaziale di Loreto a Mercogliano ha ospitato gli interventi di: Elisabetta Moro, antropologa e docente di Storia della gastronomia mediterranea, che ha tracciato un filo invisibile che lega il passato al presente, mostrando come il cibo diventi linguaggio e memoria di un popolo. Felice Casucci, assessore al Turismo della Regione Campania, ha sottolineato come: «In Irpinia il vino non solo conserva il sapore del passato, ma accende la scintilla di un futuro possibile. È un patrimonio che preserviamo con attenzione e raccontiamo affinché le nuove generazioni e chi giunge da lontano ne percepiscano la forza». Al suo fianco Rosanna Romano, direttore della Direzione Generale per le Politiche Culturali e il Turismo; Alessandro Fimiani, commissario dell’Agenzia Campania Turismo; padre Riccardo Luca Guariglia, 106° Abate Ordinario di Montevergine e Vittorio D’Alessio, Sindaco di Mercogliano, i quali si sono soffermati sulle aspettative del territorio, fra speranza e impegno. Hanno poi preso la parola gli esperti del settore che hanno evidenziato come il vino, il  “Nettare di Bacco”, è simbolo d’identità. Luigi Moio, luminare dell’enologia ed ex presidente dell’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (OIV), fondata nel 1924 e oggi composta da 50 Stati membri in tutto il mondo, ha parlato di come il vino rappresenta un codice universale, capace di raccontare di uomini e terre lontane. Daniela Mastroberardino, special guest e presidente nazionale delle “Donne del Vino”, associazione nata nel 1988 e che conta oggi oltre 1000 donne, ha narrato le vicende delle pioniere che hanno spezzato catene invisibili, dando nuova linfa ad un mondo capace di rinnovarsi senza rinunciare alle proprie radici. Per fare Turismo di qualità la formazione è alla base, ne hanno discusso: Carmelina D’Amore, direttrice di Sistema Irpinia e Ciro Romano, rettore dell’Università Popolare Cattolica “Eustachio Montemurro-Teresa D’Ippolito”, che hanno evidenziato il ruolo strategico della formazione e del turismo come leve imprescindibili per un riscatto che parta dal profondo, rigenerando il territorio e la sua gente per un futuro possibile. La parola è poi passata alla cucina dove la chef Michelina Fischetti, del ristorante Oasis Sapori Antichi di Vallesaccarda (Av), una Stella Michelin e Stella Verde – conferita ai ristoranti particolarmente impegnati in una cucina sostenibile – ha presentato un raffinato raviolo di ricotta con salsa di noci e aglio bruciato. Sabino Alvino ha proposto un intenso mezzo pacchero avellinese, con pomodori irpini: basilico fresco e pecorino bagnolese, un vero omaggio ai sapori autentici dell’Irpinia, arricchiti dall’olio EVO Irpinia Colline dell’Ufita DOP, presentato da Antonio Tranfaglia, frantoiano e sindaco di Taurasi. Alle portate sono stati abbinati i vini DOCG Fiano di Avellino e Greco di Tufo di un terroir dal gusto e profumi inconfondibili. E per finire la creazione dello chef Arcangelo Gargano delristorante Voria, nel suggestivo Borgo Biologico di Cairano (Av),  che ha ideato un dessert su una crema al caffè realizzata con le miscele de “Le Lazzarelle”, la Cooperativa delle Donne della Casa Circondariale di Pozzuoli (Na), insignite del Premio Massimo Solidale.Lo showcooking è stato condotto da Bernard Bédarida, giornalista francese della Télévision Francaise TF1, esperto di enogastronomia italiana, nato a Napoli e segretario del Consiglio Direttivo dell’Associazione Stampa Estera in Italia, il quale ha trasformato lo showcooking in una narrazione  di creatività e tradizione agricola con storie di chef e produttori, dando vita ad un racconto vivo e autentico. Le eccellenze della gastronomia irpina autentica fatta di sapori antichi  La terra dell’Irpinia, immersa nel verde dell’entroterra campano, produce prodotti d’eccellenza come i vini: Fiano, Greco di Tufo, Aglianico e il celebre Taurasi DOCG, vini apprezzati per struttura e aromi intensi. L’olio extravergine “Irpinia – Colline dell’Ufita DOP”, con il suo gusto fruttato e piccante, è un must apprezzato da tutti. I prodotti tipici irpini, solo per elencarne alcuni: il Pecorino bagnolese e quello di Carmasciano, formaggi ovini d’alta qualità, intensi e stagionati grazie al latte delle pecore locali, pascolanti nei terreni solfurei; il Caciocavallo podolico, i prosciutti locali come quello di Trevico e il salame di Mugnano del Cardinale, dal particolare gusto in quanto affumicato e stagionato all’aperto. Il broccolo aprilatico di Partenopoli, l’accio di Gesualdo e la cipolla ramata di Montoro simboli della tradizione e qualità irpine.  Da non dimenticare le Castagne di Montella IGP, quelle affumicate dette “del prete” e le nocciole irpine utilizzate per fare dolci e torroni. Un viaggio in questo luogo incantato, dove il tempo se non fermato ma è certamente rallentato, e dove la tradizione non è dimenticata ma coltivata con la sua autenticità gastronomica, fanno di ogni piatto un racconto di tradizione, convivialità e passione, una cultura in cui il cibo non è solo nutrimento, ma memoria. Luigi Moio uno studioso prestato all’azienda per un sogno che si è realizzato Il giorno successivo il tour dei giornalisti di settore ha visitato l’azienda vitivinicola di Luigi Moio e Laura di Manzo “Quintodecimo” di Mirabella Eclano (Av) dove vengono prodotti “vini d’autore” tre bianchi e tre rossi. Inoltre  il Grand Cru Luigi Moio Taurasi Riserva, dopo vent’anni dalla nascita di Quintodecimo, completa il disegno iniziale sull’Aglianico; e la Grande Cuvée Luigi Moio, le tre varietà di uva campane Greco, Falanghina e Fiano sono state unite per creare un vino esclusivo in cui la natura è stata ancor più assistita dall’uomo nell’intento di armonizzare le note di ciascuna di esse affinché nulla domini ma tutto sia meravigliosamente in equilibrio. Abbiamo chiesto al Prof Luigi Moio di presentare la sua azienda: ≪Io sono un studioso non sono un imprenditore forse

Ricette

Formazione permanente della Solania per chef e pizzaioli  nella San Marzano Academy

Un frutto d’eccellenza come il pomodoro San Marzano DOP necessita di aggiornamenti dedicati per gli operatori del settore Il pomodoro San Marzano viene coltivato soprattutto nella regione Campania, fra Napoli e Salerno, il nome proviene dalla città di San Marzano sul Sarno e presenta un sapore agrodolce che lo rende indicato per il consumo crudo oppure cotto sotto forma di salsa. I semi furono importati verso il 1770 dal Perù, il frutto si presenta  con una forma cilindrica allungata non uniforme, di colore rosso molto acceso; la polpa è compatta e non contiene molti semi, mentre la buccia è molto sottile e facilmente staccabile, queste caratteristiche lo rendono inconfondibile, sia allo stato fresco che trasformato. Il pomodoro San Marzano è l’unico che non si frantuma nella lavorazione e si mantiene intero anche nel barattolo: un pelato di alta qualità e sapore. Per far meglio apprezzare il frutto “d’Oro” Lunedì scorso a San Valentino Torio, in Provincia di Salerno, nei campi di Solania presso la Tenuta Don Eugenio si è svolto l’evento “Aspettando il mio San Marzano“. L’appuntamento annuale è stato promosso da Solania Srl, azienda leader nel settore della raccolta e della trasformazione del pomodoro San Marzano, in collaborazione con Perrella Network, distributore esclusivo di Solania in Campania e Molise.  Il pomodoro San Marzano è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per le sue caratteristiche, che vengono esaltate dalla trasformazione in “pelato”. Il clima mediterraneo e il suolo estremamente fertile e di ottima struttura, l’abilità e l’esperienza acquisita dagli agricoltori dell’area di produzione nel corso dei decenni ha fatto sì che nel 1996 l’Unione Europea riconoscesse il San Marzano come D.O.P. la denominazione di origine protetta  è riservata al pomodoro che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dalle norme della Disciplinare di produzione e trasformazione della Denominazione di Origine Protetta “Pomodoro San Marzano dell’agro sarnese-nocerino”. Abbiamo chiesto al patron di Solania, Giuseppe Napoletano il motivo che ha spinto un’azienda affermata e che investe tanto a promuovere dei corsi di formazione: «Noi riteniamo che i corsi di formazione sono importantissimi, non si smette mai di imparare, l’umiltà di ogni pizzaiolo, di ogni ristoratore è un bene che deve sempre perseguire, quindi per noi l’innovazione è fondamentale, noi sperimentiamo su questo pomodoro anno dopo anno anche dei miglioramenti sul seme e sul frutto nonché sulla stessa resistenza dovuta ai cambiamenti climatici quindi per noi è importante che i ristoratori e i pizzaioli di qualità possano aggiornarsi come  fanno gli ingegneri, lo fanno i commercialisti, lo fanno i medici, oggi perché no, seguire dei corsi di approfondimento sull’utilizzo e come utilizzare al meglio questo frutto unico al mondo, appunto che è il pomodoro San Marzano dop». Fa eco a Giuseppe Napoletano lo chef Paolo Gramaglia, Stella Michelin del ristorante President di Pompei, che ha proposto nel corso della kermesse la sua versione di Totani e patate : « Questo è il mio San Marzano, è l’umami napoletano – cioè il quinto sapore che percepiamo –  se lo giri e osservi la forma noterai che è una scaramanzia napoletana ricordando quella di un corno portafortuna. Io sono qui per scaramanzia e perché il bellissimo pomodoro San Marzano è l’umami italiano. Il San Marzano DOP è l’unico pomodoro buono che esiste, non lo giudichiamo, basta assaggiare la pelata del Mio San Marzano, bisogna prenderla, aprirla, schiacciarla con le mani, assaporarla senza olio, senza nulla. Appoggiaci gli spaghetti butta un pò di basilico e solo alla fine un filo d’olio … ecco un grande piatto».  Il San Marzano è una varietà protetta: dal 1996 beneficia della Denominazione di Origine Protetta (DOP) e il suo disciplinare definisce con rigore le caratteristiche del frutto, coltivazione e trasformazione. Il sapore è unico: agrodolce, equilibrato, poco acido ideale sia per il consumo fresco sia per trasformazioni. Terreni vulcanici e clima mediterraneo conferiscono mineralità e intensità aromatica. La lavorazione a “pelato” prevede un ciclo controllato: raccolta manuale, lavaggio, scottatura, sbollentatura, pelatura a mano, confezionamento, tutto entro rigidi parametri qualitativi. Il San Marzano è indicato per ricette come il sugo per la pizza Margherita, il ragù e la parmigiana, nonché per gli gnocchi alla sorrentina. Ricco di antiossidanti come licopene, luteina e zeaxantina,  protegge il cuore, regola la pressione e può aiutare la salute della prostata. Il Pomodoro San Marzano è un tripudio di gusto, storia e salute: un perfetto ambasciatore della dieta mediterranea e della tradizione culinaria italiana. Harry di Prisco

I Tipici, Lazio

Torna VisiTuscia la Borsa del Turismo e dell’Enogastronomia della Provincia di Viterbo

Tradizione, Innovazione e Impegno imprenditoriale per far conoscere le eccellenze di un territorio fra i più belli  d’Italia La Tuscia, la regione che oggi si identifica in massima parte con la Provincia di Viterbo, è in possesso di tutte quelle peculiarità per un turismo lento: laghi di Bolsena e di Vico; i monti Cimini; borghi medievali; riserve naturali come la Selva del Lamone, Monte Rufeno, Bracciano e Martignano; ferrovie storiche e treni d’epoca; per soggiornare vi sono numerosi Bed and Breakfast, agriturismi, dimore storiche, confortevoli piccoli alberghi e alberghi diffusi, in luoghi di grande interesse storico e paesaggistico. L’enogastronomia è poi una delle punte di diamante. VisiTuscia Expo 2025 nel segno della continuità per lo sviluppo e la promozione del territorio Per promuovere le eccellenze viterbesi  dal 22 al 25 maggio torna in provincia di Viterbo il VisiTuscia, la Borsa del Turismo e dell’Enogastronomia della Tuscia, organizzata dalla DMO Expo Tuscia che si appresta ad  aggiungere l’ennesimo tassello della sua mission. Operando in continuità con quanto già fatto dalla DMO, nell’ambito del suo progetto finanziato dalla Regione Lazio, giunto peraltro a conclusione, il lavoro di valorizzazione e promozione continua. L’obiettivo resta sempre quello di presentare le eccellenze viterbesi con il coinvolgimento delle aziende per far conoscere quanto di interessante il territorio può offrire non solo dal punto di vista dell’ospitalità ricettiva, ma anche in ambito enogastronomico, culturale, ambientale, termale e – soprattutto – religioso considerato l’attuale anno giubilare. Viterbo e il suo entroterra fonde insieme storia, cultura e creatività, tutta la provincia di Viterbo ha saputo trasformarsi e adattarsi alle attuali esigenze della società grazie al particolare contributo delle aziende presenti sul territorio. Esse coniugano un modello virtuoso in cui la qualità, l’innovazione e il rispetto per il patrimonio culturale si intrecciano per dare vita a vere e proprie eccellenze. «Le attività della DMO – ha dichiarato il suo presidente Vincenzo Peparello, ideatore e promotore dell’iniziativa – hanno rappresentato uno strumento attuativo fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi inseriti nei Piani Strategici della Regione quali la ridistribuzione dei flussi, la destagionalizzazione e l’aumento della durata del soggiorno sul territorio». Continua Peparello: «Obiettivi raggiunti anche grazie all’azione mirata della collaborazione attivata con le Reti d’Impresa locali che ha permesso di rendere maggiormente competitivo il territorio».  Le imprese viterbesi sono la chiave di volta dello sviluppo, innovazione e sostenibilità, esse sono il fulcro su cui si basa il sistema economico locale in continua evoluzione. La ricerca dell’eccellenza coinvolge aziende agricole, laboratori artigianali, cantine e realtà tecnologiche che si contraddistinguono per la capacità di unire la cura del dettaglio con l’adozione di tecnologie all’avanguardia. Questa simbiosi permette loro di offrire prodotti di alta qualità, in grado di valorizzare non solo il territorio, ma anche l’intero patrimonio culturale e naturale di Viterbo e della sua provincia. La sinergia tra tradizione e modernità è evidente in ogni fase della filiera produttiva, dalla coltivazione dei piccoli prodotti tipici alla trasformazione industriale, fino alla distribuzione sul mercato globale dove i consumatori sono sempre più esigenti con un attenzione particolare alle caratteristiche dei prodotti agro-alimentari. «Preminente – continua Vincenzo Peparello – rimane l’esigenza di far conoscere il patrimonio ambientale e culturale della Tuscia, capace di soddisfare la crescente domanda di turismo esperienziale, religioso e responsabile, attento alla sostenibilità ma con particolare orientamento all’enogastronomia ed alla scoperta di borghi autentici, ricchi di storia e fascino. La DMO, partita con 16 soci fondatori ne conta attualmente 35, a dimostrazione della volontà di una crescita condivisa. Un progetto che continua, quindi, anche se adesso con fondi propri e nuove progettualità, nella convinzione che Expo Tuscia sia un importante volano di crescita e sviluppo di un intero territorio». Enjoy Viterbo+ Rete di Imprese per far conoscere Viterbo  in tutta la sua bellezza  Viterbo è sinonimo di un passato ricco di tesori artistici, artigianali e gastronomici. Expo Tuscia ha attivato una sinergia  con la Rete “Enjoy Viterbo+ Rete di Imprese” nata dalla volontà delle imprese aderenti, nei diversi settori: turismo, commercio, servizi e artigianato, in sinergia con il Comune di Viterbo e dalla Regione Lazio. Il prossimo 22 e 23 maggio si terrà un workshop dedicato alla Rete di Imprese, alle sue aziende e al territorio. L’incontro si terrà a Viterbo presso la struttura Spazio Attivo di “Lazio Innova” al fine di fare incontrare la domanda e l’offerta dei servizi turistici della città e della Tuscia. Sarà questo  un importante momento per stipulare accordi e scambi commerciali, come previsto dal progetto della Rete di Impresa, nata dalla volontà delle oltre 46 imprese aderenti in rappresentanza di varie categorie merceologiche. La Rete è infatti beneficiaria dell’Avviso pubblico per il finanziamento dei programmi relativi alle Reti di Imprese tra Attività Economiche ed è stata ammessa con Determinazione n. G05757 del 28/04/2023. Al workshop, organizzato dalla DMO (Destination Management Organization) Expo Tuscia, parteciperanno oltre quindici operatori del settore turistico tra Tour Operator e Agenzie di Viaggio. Secondo il presidente della Rete Enjoy Viterbo+ Sergio Cesarini, l’obiettivo principale è promuovere la città di Viterbo, valorizzandone le bellezze e attirando nuovi visitatori attraverso strategie mirate. «Il nostro obiettivo – ha dichiarato Cesarini  –  è quello di investire in attività che possano promuovere la città di Viterbo in tutte le sue varie accezioni: religiose, culturali, termali, enogastronomiche e  farla conoscere in tutta la sua bellezza a quanti ancora non la conoscono. Per questo il nostro progetto prevede un’intensa attività di promozione mirata per cluster ma anche iniziative che facciano conoscere ad operatori turistici e giornalisti il nostro territorio. In questo senso particolare attenzione è stata data al tema dell’accessibilità in tutti i suoi vari aspetti, dalla fruibilità dei servizi, all’accoglienza, ai trasporti con una serie di attività attualmente in fase di realizzazione».  Gli interventi della Rete di imprese Enjoy Viterbo+  previsti dal piano finanziario, approvato dalla Regione Lazio, già avviati lo scorso anno proseguiranno fino all’estate del 2025. Borghi caratteristici e  tradizioni locali   con  il  ruolo trainante delle aziende Nei giorni successivi al workshop gli operatori turistici, i blogger e i giornalisti di settore parteciperanno ad un educational/press

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