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Consoli e Cucine: La Diplomazia Gastronomica

Il libro  racconta 33 Paesi attraverso la cucina sarà presentato giovedì 11 dicembre presso il Circolo Nazionale dell’Unione di Napoli  Identità culturale, convivialità e dialogo tra popoli, ma anche l’importanza della sostenibilità nel settore alimentare per garantire salute e benessere alle generazioni presenti e future. Sono questi alcuni dei temi al centro di “Consoli e Cucine: La Diplomazia Gastronomica”, il volume nato su iniziativa del Corpo Consolare di Napoli e promosso insieme a Deloitte nell’ambito del programma di celebrazione dei 2500 anni dalla fondazione della città e del 50° anniversario della fondazione del Corpo Consolare. Il volume  prevede un’introduzione a cura del Console Generale Onorario della Repubblica Dominicana e Decano del Corpo Consolare di Napoli, Elio Pacifico, del Console Onorario del Principato di Monaco e Segretario Generale del Corpo Consolare di Napoli, Mariano Bruno, e del Console Onorario della Repubblica di Slovenia e ideatore del progetto, Jacopo Fronzoni. Sono inoltre presenti le prefazioni del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, e del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, oltre alla postfazione del Prefetto di Napoli, Michele Di Bari. Nel corso dell’evento sono previsti gli interventi di numerose personalità istituzionali, tra cui il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, il Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, il Decano del Corpo Consolare di Napoli, Elio Pacifico, e il Segretario Generale, Mariano Bruno, oltre ai rappresentanti del Governo. Seguirà un panel di relatori con la Partner Deloitte & Touche S.p.A., Alessandra Cerruti, il Presidente del Consorzio Tradizione Italiana, Armando De Nigris, il Direttore de Il Mattino, Vincenzo Di Vincenzo, e lo chef Christian Garcia, Chef du Palais Princier de Monaco. Parteciperanno inoltre i giornalisti Guido Barendson e Lorenza Scalisi, quest’ultima autrice del libro “Tutti i piatti dei Presidenti”,  ha dichiarato:  «In ogni viaggio ho imparato che la cucina è un racconto immediato: è identità, memoria, creatività. Attraverso un piatto si può leggere una cultura, comprenderne l’anima e avvicinarsi alle persone in modo autentico. Questo volume celebra la straordinaria capacità del cibo di unire mondi diversi».  Le pagine del libro propongono un itinerario culturale tra le ricette più rappresentative di 33 Paesi con presenza consolare a Napoli, rendendo omaggio alla ricchezza delle comunità internazionali presenti nella capitale del Mezzogiorno e al ruolo della città come crocevia del Mediterraneo. «Questa pubblicazione è parte integrante del programma “Neapolis 2500” – ha dichiarato Mariano Bruno, Segretario Generale del Corpo Consolare di Napoli e Partner Deloitte & Touche S.p.A. – e rientra in un progetto, interamente autofinanziato dal Corpo Consolare, diretto a valorizzare il cibo come strumento fondamentale di dialogo tra i popoli. Le prefazioni del Ministro Tajani e del Ministro Lollobrigida, unite alla partecipazione di 33 nazioni, arricchiscono ulteriormente questa iniziativa in termini di portata culturale e simbolica per un settore da sempre strategico per il nostro Paese». Deloitte contribuirà inoltre all’iniziativa presentando una ricerca dedicata alla sostenibilità nel settore alimentare, con particolare attenzione all’utilizzo responsabile delle materie prime, ai benefici della filiera corta e alle pratiche innovative orientate alla riduzione dell’impatto ambientale, con l’obiettivo di coniugare eccellenza gastronomica, cultura e consumo responsabile. «Il cibo – ha dichiarato  Alessandra Cerruti, Partner Deloitte & Touche S.p.A. – racconta territori, persone, relazioni. Anche per questo parlare di gastronomia significa parlare di sostenibilità: di come utilizziamo le risorse, di come possiamo ridurre gli sprechi, di come il riuso possa trasformarsi in valore. Siamo orgogliosi di sostenere un progetto che unisce cultura, innovazione e responsabilità, dimostrando che ciò che portiamo in tavola può diventare un ponte tra comunità diverse e un investimento concreto nel nostro futuro». Chef d’eccezione alla cena degustazione La presentazione del volume sarà accompagnata da una cena degustazione a cura di dieci chef di fama nazionale e internazionale, tra cui tre chef stellati, che offriranno una testimonianza concreta del ruolo del cibo come strumento di diplomazia, incontro e crescita culturale. Questi gli chef: Salvatore Bianco – Ristorante La Terrazza, Hotel Eden (Roma) Fabio Caiazzo – Ristorante Il Pavone, Grand Hotel Santa Lucia (Napoli) Rosario Coppola – Ristorante Baccalaria (Napoli) Gennaro Cummaro – Beau Rivage Palace (Losanna) Gennarino Esposito – Ristorante Torre del Saracino (Vico Equense) Christian Garcia – Chef du Palais Princier de Monaco Domenico Iavarone – Ristorante Zest (Sorrento) Ferdinando Paragliola – Resident Chef, Circolo Nazionale dell’Unione (Napoli) Francesco Petito – Ristorante Michelasso (Napoli) Dario Pizzetti – Chef Villa Wolkonsky, Ambasciata Britannica (Roma)  “Consoli e Cucine: La Diplomazia Gastronomica” è un invito a riflettere sul valore della cucina come spazio di relazione, identità e apertura: una testimonianza che Deloitte è orgogliosa di sostenere, nella convinzione che anche a tavola si possa costruire il dialogo e la collaborazione di cui il mondo ha sempre più bisogno. L’evento è patrocinato dal Comune di Napoli, da Napoli MuSa – Comitato Nazionale Neapolis 2500 e da U.C.O.I. (Unione dei Consoli Onorari in Italia). Harry di Prisco

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Concetto Partenopeo: un vero concerto di sapori !

Presentato il nuovo menù della pizzeria di Castellammare di Felice Mellone Una pizzeria moderna dove la tradizione napoletana si unisce alla sperimentazione, vicino al mare di Castellammare, sono motivi sufficienti per decidere di andare a trovare Felice Mellone nel suo locale Concetto Partenopeo: la pizzeria che porta in tavola una visione personale e contemporanea della pizza. Il progetto nasce dal desiderio di raccontare la tradizione partenopea con uno spirito innovativo, sperimentando impasti, cotture e abbinamenti che sorprendono senza mai perdere il legame con le origini. Felice Mellone scopre il mondo della ristorazione a soli diciotto anni, quando un infortunio lo costringe a lasciare la carriera da calciatore e a lavorare prima come cameriere, seguendo le orme del padre come maître di sala. La passione per il banco pizza cresce presto e diventa una vera missione di vita: studia, lavora in diverse pizzerie e sviluppa un’idea chiara di ristorazione, oggi pienamente espressa nel suo locale. Concetto Partenopeo è un punto di riferimento moderno e dinamico, situato di fronte al litorale di Castellammare. Qui si trovano pizze con impasto contemporaneo, pizze in pala e pizze a doppia cottura realizzate con attenzione maniacale alla lavorazione di acqua e farina. Alla creatività degli impasti di Felice si uniscono farciture e topping con ingredienti ricercati: dal prosciutto crudo Pata Negra alla Picanha Prussiana, dalla mortadella di cinghiale al tartufo, dai peperoni cruschi all’aglio nero. Il nome Concetto Partenopeo racchiude l’ambizione del progetto: un’idea di cucina capace di reinterpretare i piatti campani e trasformarli in esperienze da gustare in versione pizza. Un esempio emblematico è la pizza a doppia cottura – prima fritta e poi passata in forno – con ragù alla genovese e pecorino. Con un ambiente curato, un’offerta originale e una filosofia che unisce radici e sperimentazione, Concetto Partenopeo si propone come un luogo in cui la pizza diventa narrazione, creatività e convivialità. Questo il menù autunnale presentato alla stampa di settore:   ANTIPASTO : frittatina di pollo alla cacciatora e arancino friarielli e salsiccia con Millesimato Extra Dry 075 Carati PIZZE : Pizza in pala donna Carmela pancia di maiale macerata 24h cotta a bassa temperatura, patate al forno, gel di papacelle, spuntoni di pecorino romano D.O.P. con NeroaMetà Aglianico Bianco Mastro Berardino Doppia cottura Classica di lù Pomodoro San Marzano D.O.P., in uscita: mozzarella di bufala D.O.P. basilico Parmigiano Reggiano 40 mesi con NeroaMetà Aglianico Bianco Mastro Berardino Padellino all’italiana Carpaccio di vitella speziato cotto a freddo 24h, misticanza, stracciata pugliese, pomodorino confit e citronette  con  Piedirosso Pompeiano IGP Balestrieri Impasto classico Base di crema di castagne con un varietà di funghi freschi spadellati in padella  (champignon, porcini, pioppini e pleurotus) con fior di latte in entrata, in uscita la pizza viene completata con un cavolo di Bruxelles e un aglio nero. con  Piedirosso Pompeiano IGP Balestrieri Harry di Prisco

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La Galleria Principe di Napoli rivive grazie a Scottojonno

Presentato il primo ciclo di appuntamenti del nuovo format tra cultura, mixology e alta cucina al centro di Napoli Finalmente, la Galleria Principe di Napoli può vivere della grandeur e della bellezza per cui è stata progettata e inaugurata a fine ‘800. Luca Iannuzzi  è il titolare del locale Scottojonno, situato sotto la Galleria Principe di Napoli, oggetto di importati restauri in corso, là dove un tempo risiedeva la tesoreria del Banco di Napoli. Il nome è un omaggio a Vincenzo Scotto Jonno, che nel 1883 fondò un celebre café chantant nello stesso luogo. La kermesse “Storie da Bere: tra Arte, Miti e Sapori napoletani” è il primo evento di un format, innovativo e coinvolgente che nasce da un’idea di Iannuzzi, il quale ha voluto creare un luogo dove la storia, la cultura e la gastronomia napoletana si fondono in un’esperienza unica. Scottojonno, considerato uno dei caffè letterari più belli d’Italia, ha saputo rapidamente affermarsi come un indirizzo storico in città, pur avendo aperto solo nel 2023. Luca Iannuzzi ha plasmato uno spazio che è un vero e proprio salotto culturale, dove l’eleganza degli arredi e l’atmosfera suggestiva si uniscono a un’offerta di alta qualità, rendendolo un crocevia per artisti, intellettuali e appassionati di buon cibo e buona compagnia. “Storie da Bere” si propone come un viaggio narrativo, dove ogni serata celebra una “storia” legata all’arte, alla storia di Napoli, a leggende o tradizioni culinarie. Attraverso interventi di esperti, performance artistiche e, naturalmente, un’offerta di drink e food pensata per l’occasione, l’obiettivo è offrire un’esperienza coinvolgente che unisca cultura e convivialità. Luca Iannuzzi così presenta il progetto: ≪ Io più che un imprenditore mi reputo un cultore di cose belle, sono un appassionato di riuso funzionale dei luoghi, nel senso che vado a caccia insieme al mio amico Eugenio Tibaldi, designer, di locali abbandonati o comunque non utilizzati che abbiano delle bellezze architettoniche o delle particolarità oppure che abbiano una storia passata molto interessante per dargli una seconda chance, una seconda vita. Diamo ai locali anche la sostenibilità economica. Scottojonno  è una biblioteca diffusa, di oltre 1800 volumi consultabili attraverso un’app≫. Continua Iannuzzi  ≪ Il locale si estende per 780 metri quadrati: al piano terra c’è  la biblioteca diffusa con il bistrò e il cocktail bar, al primo piano  un ristorante che è riportato nella guida Michelin dal giorno della sua apertura. Il tutto all’interno di un contesto che era assolutamente degradato e che noi abbiamo provato a restituirlo alla quotidianità dei residenti e delle persone che amano il centro storico di Napoli, in una strada – che io chiamo il Miglio d’Oro – che va dal museo archeologico di Napoli fino al Palazzo Reale e che  lambisce il conservatorio di San Pietro a Maiella e l’accademia delle belle arti. Pertanto questa è la vera strada della cultura napoletana, abbandonata o meglio dimenticata dai più nel primo tratto. La Galleria Principe di Napoli  ha subito tutti i degradi dalla guerra in poi e solo da poco è stata riaperta. La Galleria è un esempio, forse unico di Art Deco qui a Napoli, perfettamente conservata per cui l’ultimo intervento che inizierà a breve e che la riporterà al suo splendore consegnerà la  Galleria al futuro e mi auguro che noi saremo ancora qui con la nostra attività e avremo raggiunto l’obiettivo per il quale abbiamo lavorato per anni≫. Dopo il successo del primo appuntamento di ottobre, dedicato alle “Storie nascoste della Galleria”, la kermesse proseguirà con un nuovo entusiasmante evento che si svolgerà il 27 novembre dal tema: “Le leggende nere di Napoli”. Un affascinante viaggio nelle leggende più misteriose, tra fantasmi e storie oscure che avvolgono la città di Napoli. Un’occasione  per esplorare il lato più enigmatico della città, accompagnati da un’offerta gastronomica e di drink studiata per l’occasione. Nel nuovissimo menù, curato dal talentuoso Chef Marco Ambrosino, ogni piatto è una narrazione, un “varco infuocato” o un “sentiero nascosto” che svela i segreti e le tradizioni culinarie di Napoli, trasformando il vitto in un’esperienza quasi mistica. Ambrosino, con la sua cucina d’autore, riesce a reinterpretare la tradizione napoletana con un tocco contemporaneo, attingendo a ingredienti locali e tecniche innovative. A completare l’offerta gastronomica, il talentuoso bartender gourmet Mirko Lamagna ha ideato una nuova e affascinante drink list, anch’essa intrisa di narrazioni e riferimenti alla cultura napoletana. I cocktail sono veri e propri “incantesimi” che promettono di rapire i sensi, equilibrando sapientemente ingredienti per creare esperienze uniche e memorabili. Da quel lontano 1883 quando il procidano Vincenzo Scotto Jonno aprì l’omonimo Café Chantant, entrato nella storia della città per glamour e mondanità, la Galleria sarà presto un luogo di ritrovo culturale come era stata progettata. Harry di Prisco

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Praesentia fa tappa in Irpinia per promuovere il turismo enogastronomico e culturale

Il vigneto di Quintodecimo di Mirabella Eclano Praesentia continua il viaggio nella Campania Divina delle eccellenze enogastronomiche che unisce tradizione e futuro Il 28 e 29 luglio si è tenuta in Irpinia, in provincia di Avellino, una zona montuosa ricca di colline fertili, la quinta tappa di “Praesentia, Gusto di Campania. Divina”, il format ideato dalla Regione Campania e coordinato dall’Agenzia Campania Turismo. Il Nettare di Bacco. L’Irpinia di Campania Divina: storie memoria e futuro Il tema scelto del convegno per un viaggio immersivo tra storia, sapori e saperi di una terra che si racconta attraverso il vino. Il Palazzo Abbaziale di Loreto a Mercogliano ha ospitato gli interventi di: Elisabetta Moro, antropologa e docente di Storia della gastronomia mediterranea, che ha tracciato un filo invisibile che lega il passato al presente, mostrando come il cibo diventi linguaggio e memoria di un popolo. Felice Casucci, assessore al Turismo della Regione Campania, ha sottolineato come: «In Irpinia il vino non solo conserva il sapore del passato, ma accende la scintilla di un futuro possibile. È un patrimonio che preserviamo con attenzione e raccontiamo affinché le nuove generazioni e chi giunge da lontano ne percepiscano la forza». Al suo fianco Rosanna Romano, direttore della Direzione Generale per le Politiche Culturali e il Turismo; Alessandro Fimiani, commissario dell’Agenzia Campania Turismo; padre Riccardo Luca Guariglia, 106° Abate Ordinario di Montevergine e Vittorio D’Alessio, Sindaco di Mercogliano, i quali si sono soffermati sulle aspettative del territorio, fra speranza e impegno. Hanno poi preso la parola gli esperti del settore che hanno evidenziato come il vino, il  “Nettare di Bacco”, è simbolo d’identità. Luigi Moio, luminare dell’enologia ed ex presidente dell’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (OIV), fondata nel 1924 e oggi composta da 50 Stati membri in tutto il mondo, ha parlato di come il vino rappresenta un codice universale, capace di raccontare di uomini e terre lontane. Daniela Mastroberardino, special guest e presidente nazionale delle “Donne del Vino”, associazione nata nel 1988 e che conta oggi oltre 1000 donne, ha narrato le vicende delle pioniere che hanno spezzato catene invisibili, dando nuova linfa ad un mondo capace di rinnovarsi senza rinunciare alle proprie radici. Per fare Turismo di qualità la formazione è alla base, ne hanno discusso: Carmelina D’Amore, direttrice di Sistema Irpinia e Ciro Romano, rettore dell’Università Popolare Cattolica “Eustachio Montemurro-Teresa D’Ippolito”, che hanno evidenziato il ruolo strategico della formazione e del turismo come leve imprescindibili per un riscatto che parta dal profondo, rigenerando il territorio e la sua gente per un futuro possibile. La parola è poi passata alla cucina dove la chef Michelina Fischetti, del ristorante Oasis Sapori Antichi di Vallesaccarda (Av), una Stella Michelin e Stella Verde – conferita ai ristoranti particolarmente impegnati in una cucina sostenibile – ha presentato un raffinato raviolo di ricotta con salsa di noci e aglio bruciato. Sabino Alvino ha proposto un intenso mezzo pacchero avellinese, con pomodori irpini: basilico fresco e pecorino bagnolese, un vero omaggio ai sapori autentici dell’Irpinia, arricchiti dall’olio EVO Irpinia Colline dell’Ufita DOP, presentato da Antonio Tranfaglia, frantoiano e sindaco di Taurasi. Alle portate sono stati abbinati i vini DOCG Fiano di Avellino e Greco di Tufo di un terroir dal gusto e profumi inconfondibili. E per finire la creazione dello chef Arcangelo Gargano delristorante Voria, nel suggestivo Borgo Biologico di Cairano (Av),  che ha ideato un dessert su una crema al caffè realizzata con le miscele de “Le Lazzarelle”, la Cooperativa delle Donne della Casa Circondariale di Pozzuoli (Na), insignite del Premio Massimo Solidale.Lo showcooking è stato condotto da Bernard Bédarida, giornalista francese della Télévision Francaise TF1, esperto di enogastronomia italiana, nato a Napoli e segretario del Consiglio Direttivo dell’Associazione Stampa Estera in Italia, il quale ha trasformato lo showcooking in una narrazione  di creatività e tradizione agricola con storie di chef e produttori, dando vita ad un racconto vivo e autentico. Le eccellenze della gastronomia irpina autentica fatta di sapori antichi  La terra dell’Irpinia, immersa nel verde dell’entroterra campano, produce prodotti d’eccellenza come i vini: Fiano, Greco di Tufo, Aglianico e il celebre Taurasi DOCG, vini apprezzati per struttura e aromi intensi. L’olio extravergine “Irpinia – Colline dell’Ufita DOP”, con il suo gusto fruttato e piccante, è un must apprezzato da tutti. I prodotti tipici irpini, solo per elencarne alcuni: il Pecorino bagnolese e quello di Carmasciano, formaggi ovini d’alta qualità, intensi e stagionati grazie al latte delle pecore locali, pascolanti nei terreni solfurei; il Caciocavallo podolico, i prosciutti locali come quello di Trevico e il salame di Mugnano del Cardinale, dal particolare gusto in quanto affumicato e stagionato all’aperto. Il broccolo aprilatico di Partenopoli, l’accio di Gesualdo e la cipolla ramata di Montoro simboli della tradizione e qualità irpine.  Da non dimenticare le Castagne di Montella IGP, quelle affumicate dette “del prete” e le nocciole irpine utilizzate per fare dolci e torroni. Un viaggio in questo luogo incantato, dove il tempo se non fermato ma è certamente rallentato, e dove la tradizione non è dimenticata ma coltivata con la sua autenticità gastronomica, fanno di ogni piatto un racconto di tradizione, convivialità e passione, una cultura in cui il cibo non è solo nutrimento, ma memoria. Luigi Moio uno studioso prestato all’azienda per un sogno che si è realizzato Il giorno successivo il tour dei giornalisti di settore ha visitato l’azienda vitivinicola di Luigi Moio e Laura di Manzo “Quintodecimo” di Mirabella Eclano (Av) dove vengono prodotti “vini d’autore” tre bianchi e tre rossi. Inoltre  il Grand Cru Luigi Moio Taurasi Riserva, dopo vent’anni dalla nascita di Quintodecimo, completa il disegno iniziale sull’Aglianico; e la Grande Cuvée Luigi Moio, le tre varietà di uva campane Greco, Falanghina e Fiano sono state unite per creare un vino esclusivo in cui la natura è stata ancor più assistita dall’uomo nell’intento di armonizzare le note di ciascuna di esse affinché nulla domini ma tutto sia meravigliosamente in equilibrio. Abbiamo chiesto al Prof Luigi Moio di presentare la sua azienda: ≪Io sono un studioso non sono un imprenditore forse

Ricette

Formazione permanente della Solania per chef e pizzaioli  nella San Marzano Academy

Un frutto d’eccellenza come il pomodoro San Marzano DOP necessita di aggiornamenti dedicati per gli operatori del settore Il pomodoro San Marzano viene coltivato soprattutto nella regione Campania, fra Napoli e Salerno, il nome proviene dalla città di San Marzano sul Sarno e presenta un sapore agrodolce che lo rende indicato per il consumo crudo oppure cotto sotto forma di salsa. I semi furono importati verso il 1770 dal Perù, il frutto si presenta  con una forma cilindrica allungata non uniforme, di colore rosso molto acceso; la polpa è compatta e non contiene molti semi, mentre la buccia è molto sottile e facilmente staccabile, queste caratteristiche lo rendono inconfondibile, sia allo stato fresco che trasformato. Il pomodoro San Marzano è l’unico che non si frantuma nella lavorazione e si mantiene intero anche nel barattolo: un pelato di alta qualità e sapore. Per far meglio apprezzare il frutto “d’Oro” Lunedì scorso a San Valentino Torio, in Provincia di Salerno, nei campi di Solania presso la Tenuta Don Eugenio si è svolto l’evento “Aspettando il mio San Marzano“. L’appuntamento annuale è stato promosso da Solania Srl, azienda leader nel settore della raccolta e della trasformazione del pomodoro San Marzano, in collaborazione con Perrella Network, distributore esclusivo di Solania in Campania e Molise.  Il pomodoro San Marzano è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per le sue caratteristiche, che vengono esaltate dalla trasformazione in “pelato”. Il clima mediterraneo e il suolo estremamente fertile e di ottima struttura, l’abilità e l’esperienza acquisita dagli agricoltori dell’area di produzione nel corso dei decenni ha fatto sì che nel 1996 l’Unione Europea riconoscesse il San Marzano come D.O.P. la denominazione di origine protetta  è riservata al pomodoro che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dalle norme della Disciplinare di produzione e trasformazione della Denominazione di Origine Protetta “Pomodoro San Marzano dell’agro sarnese-nocerino”. Abbiamo chiesto al patron di Solania, Giuseppe Napoletano il motivo che ha spinto un’azienda affermata e che investe tanto a promuovere dei corsi di formazione: «Noi riteniamo che i corsi di formazione sono importantissimi, non si smette mai di imparare, l’umiltà di ogni pizzaiolo, di ogni ristoratore è un bene che deve sempre perseguire, quindi per noi l’innovazione è fondamentale, noi sperimentiamo su questo pomodoro anno dopo anno anche dei miglioramenti sul seme e sul frutto nonché sulla stessa resistenza dovuta ai cambiamenti climatici quindi per noi è importante che i ristoratori e i pizzaioli di qualità possano aggiornarsi come  fanno gli ingegneri, lo fanno i commercialisti, lo fanno i medici, oggi perché no, seguire dei corsi di approfondimento sull’utilizzo e come utilizzare al meglio questo frutto unico al mondo, appunto che è il pomodoro San Marzano dop». Fa eco a Giuseppe Napoletano lo chef Paolo Gramaglia, Stella Michelin del ristorante President di Pompei, che ha proposto nel corso della kermesse la sua versione di Totani e patate : « Questo è il mio San Marzano, è l’umami napoletano – cioè il quinto sapore che percepiamo –  se lo giri e osservi la forma noterai che è una scaramanzia napoletana ricordando quella di un corno portafortuna. Io sono qui per scaramanzia e perché il bellissimo pomodoro San Marzano è l’umami italiano. Il San Marzano DOP è l’unico pomodoro buono che esiste, non lo giudichiamo, basta assaggiare la pelata del Mio San Marzano, bisogna prenderla, aprirla, schiacciarla con le mani, assaporarla senza olio, senza nulla. Appoggiaci gli spaghetti butta un pò di basilico e solo alla fine un filo d’olio … ecco un grande piatto».  Il San Marzano è una varietà protetta: dal 1996 beneficia della Denominazione di Origine Protetta (DOP) e il suo disciplinare definisce con rigore le caratteristiche del frutto, coltivazione e trasformazione. Il sapore è unico: agrodolce, equilibrato, poco acido ideale sia per il consumo fresco sia per trasformazioni. Terreni vulcanici e clima mediterraneo conferiscono mineralità e intensità aromatica. La lavorazione a “pelato” prevede un ciclo controllato: raccolta manuale, lavaggio, scottatura, sbollentatura, pelatura a mano, confezionamento, tutto entro rigidi parametri qualitativi. Il San Marzano è indicato per ricette come il sugo per la pizza Margherita, il ragù e la parmigiana, nonché per gli gnocchi alla sorrentina. Ricco di antiossidanti come licopene, luteina e zeaxantina,  protegge il cuore, regola la pressione e può aiutare la salute della prostata. Il Pomodoro San Marzano è un tripudio di gusto, storia e salute: un perfetto ambasciatore della dieta mediterranea e della tradizione culinaria italiana. Harry di Prisco

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Torna VisiTuscia la Borsa del Turismo e dell’Enogastronomia della Provincia di Viterbo

Tradizione, Innovazione e Impegno imprenditoriale per far conoscere le eccellenze di un territorio fra i più belli  d’Italia La Tuscia, la regione che oggi si identifica in massima parte con la Provincia di Viterbo, è in possesso di tutte quelle peculiarità per un turismo lento: laghi di Bolsena e di Vico; i monti Cimini; borghi medievali; riserve naturali come la Selva del Lamone, Monte Rufeno, Bracciano e Martignano; ferrovie storiche e treni d’epoca; per soggiornare vi sono numerosi Bed and Breakfast, agriturismi, dimore storiche, confortevoli piccoli alberghi e alberghi diffusi, in luoghi di grande interesse storico e paesaggistico. L’enogastronomia è poi una delle punte di diamante. VisiTuscia Expo 2025 nel segno della continuità per lo sviluppo e la promozione del territorio Per promuovere le eccellenze viterbesi  dal 22 al 25 maggio torna in provincia di Viterbo il VisiTuscia, la Borsa del Turismo e dell’Enogastronomia della Tuscia, organizzata dalla DMO Expo Tuscia che si appresta ad  aggiungere l’ennesimo tassello della sua mission. Operando in continuità con quanto già fatto dalla DMO, nell’ambito del suo progetto finanziato dalla Regione Lazio, giunto peraltro a conclusione, il lavoro di valorizzazione e promozione continua. L’obiettivo resta sempre quello di presentare le eccellenze viterbesi con il coinvolgimento delle aziende per far conoscere quanto di interessante il territorio può offrire non solo dal punto di vista dell’ospitalità ricettiva, ma anche in ambito enogastronomico, culturale, ambientale, termale e – soprattutto – religioso considerato l’attuale anno giubilare. Viterbo e il suo entroterra fonde insieme storia, cultura e creatività, tutta la provincia di Viterbo ha saputo trasformarsi e adattarsi alle attuali esigenze della società grazie al particolare contributo delle aziende presenti sul territorio. Esse coniugano un modello virtuoso in cui la qualità, l’innovazione e il rispetto per il patrimonio culturale si intrecciano per dare vita a vere e proprie eccellenze. «Le attività della DMO – ha dichiarato il suo presidente Vincenzo Peparello, ideatore e promotore dell’iniziativa – hanno rappresentato uno strumento attuativo fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi inseriti nei Piani Strategici della Regione quali la ridistribuzione dei flussi, la destagionalizzazione e l’aumento della durata del soggiorno sul territorio». Continua Peparello: «Obiettivi raggiunti anche grazie all’azione mirata della collaborazione attivata con le Reti d’Impresa locali che ha permesso di rendere maggiormente competitivo il territorio».  Le imprese viterbesi sono la chiave di volta dello sviluppo, innovazione e sostenibilità, esse sono il fulcro su cui si basa il sistema economico locale in continua evoluzione. La ricerca dell’eccellenza coinvolge aziende agricole, laboratori artigianali, cantine e realtà tecnologiche che si contraddistinguono per la capacità di unire la cura del dettaglio con l’adozione di tecnologie all’avanguardia. Questa simbiosi permette loro di offrire prodotti di alta qualità, in grado di valorizzare non solo il territorio, ma anche l’intero patrimonio culturale e naturale di Viterbo e della sua provincia. La sinergia tra tradizione e modernità è evidente in ogni fase della filiera produttiva, dalla coltivazione dei piccoli prodotti tipici alla trasformazione industriale, fino alla distribuzione sul mercato globale dove i consumatori sono sempre più esigenti con un attenzione particolare alle caratteristiche dei prodotti agro-alimentari. «Preminente – continua Vincenzo Peparello – rimane l’esigenza di far conoscere il patrimonio ambientale e culturale della Tuscia, capace di soddisfare la crescente domanda di turismo esperienziale, religioso e responsabile, attento alla sostenibilità ma con particolare orientamento all’enogastronomia ed alla scoperta di borghi autentici, ricchi di storia e fascino. La DMO, partita con 16 soci fondatori ne conta attualmente 35, a dimostrazione della volontà di una crescita condivisa. Un progetto che continua, quindi, anche se adesso con fondi propri e nuove progettualità, nella convinzione che Expo Tuscia sia un importante volano di crescita e sviluppo di un intero territorio». Enjoy Viterbo+ Rete di Imprese per far conoscere Viterbo  in tutta la sua bellezza  Viterbo è sinonimo di un passato ricco di tesori artistici, artigianali e gastronomici. Expo Tuscia ha attivato una sinergia  con la Rete “Enjoy Viterbo+ Rete di Imprese” nata dalla volontà delle imprese aderenti, nei diversi settori: turismo, commercio, servizi e artigianato, in sinergia con il Comune di Viterbo e dalla Regione Lazio. Il prossimo 22 e 23 maggio si terrà un workshop dedicato alla Rete di Imprese, alle sue aziende e al territorio. L’incontro si terrà a Viterbo presso la struttura Spazio Attivo di “Lazio Innova” al fine di fare incontrare la domanda e l’offerta dei servizi turistici della città e della Tuscia. Sarà questo  un importante momento per stipulare accordi e scambi commerciali, come previsto dal progetto della Rete di Impresa, nata dalla volontà delle oltre 46 imprese aderenti in rappresentanza di varie categorie merceologiche. La Rete è infatti beneficiaria dell’Avviso pubblico per il finanziamento dei programmi relativi alle Reti di Imprese tra Attività Economiche ed è stata ammessa con Determinazione n. G05757 del 28/04/2023. Al workshop, organizzato dalla DMO (Destination Management Organization) Expo Tuscia, parteciperanno oltre quindici operatori del settore turistico tra Tour Operator e Agenzie di Viaggio. Secondo il presidente della Rete Enjoy Viterbo+ Sergio Cesarini, l’obiettivo principale è promuovere la città di Viterbo, valorizzandone le bellezze e attirando nuovi visitatori attraverso strategie mirate. «Il nostro obiettivo – ha dichiarato Cesarini  –  è quello di investire in attività che possano promuovere la città di Viterbo in tutte le sue varie accezioni: religiose, culturali, termali, enogastronomiche e  farla conoscere in tutta la sua bellezza a quanti ancora non la conoscono. Per questo il nostro progetto prevede un’intensa attività di promozione mirata per cluster ma anche iniziative che facciano conoscere ad operatori turistici e giornalisti il nostro territorio. In questo senso particolare attenzione è stata data al tema dell’accessibilità in tutti i suoi vari aspetti, dalla fruibilità dei servizi, all’accoglienza, ai trasporti con una serie di attività attualmente in fase di realizzazione».  Gli interventi della Rete di imprese Enjoy Viterbo+  previsti dal piano finanziario, approvato dalla Regione Lazio, già avviati lo scorso anno proseguiranno fino all’estate del 2025. Borghi caratteristici e  tradizioni locali   con  il  ruolo trainante delle aziende Nei giorni successivi al workshop gli operatori turistici, i blogger e i giornalisti di settore parteciperanno ad un educational/press

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VisiTuscia alla scoperta degli antichi Borghi autentici della Tuscia

Le eccellenze viterbesi: Tradizione, Innovazione e Impegno Imprenditoriale dal  22 al 25 maggio torna in provincia di Viterbo il VisiTuscia La Tuscia, la regione che oggi si identifica in massima parte con la Provincia di Viterbo, è in possesso di tutte quelle peculiarità per un turismo lento: laghi di Bolsena e di Vico; i monti Cimini; borghi medievali; riserve naturali come la Selva del Lamone, Monte Rufeno, Bracciano e Martignano; ferrovie storiche e treni d’epoca; per soggiornare vi sono numerosi Bed and Breakfast, agriturismi, dimore storiche, confortevoli piccoli alberghi e alberghi diffusi, in luoghi di grande interesse storico e paesaggistico. L’enogastronomia è poi una delle punte di diamante. In questa fortunata terra c’è di tutto e molto altro, è fondamentale coinvolgere le amministrazioni locali e non solo per far conoscere la Tuscia. Un turismo esperienziale in modo che i visitatori di un territorio non siano “solo turisti” ma desiderosi di vivere insieme agli abitanti del posto i luoghi che visitano, conoscere i prodotti enogastronomici ed artigianali, la natura e i monumenti dei centri storici con lo scopo di stabilire  una continuità di informazione a due vie tra il territorio e i turisti che dovranno in seguito essere informati degli eventi che si svolgeranno nei luoghi che hanno visitato. VisiTuscia Expo 2025 nel segno della continuità per lo sviluppo e la promozione del territorio Per promuovere le eccellenze viterbesi  dal 22 al 25 maggio torna in provincia di Viterbo il VisiTuscia, la Borsa del Turismo e dell’Enogastronomia della Tuscia, organizzata dalla DMO Expo Tuscia che si appresta ad  aggiungere l’ennesimo tassello della sua mission. Operando in continuità con quanto già fatto dalla DMO, nell’ambito del suo progetto finanziato dalla Regione Lazio, giunto peraltro a conclusione, il lavoro di valorizzazione e promozione continua. L’obiettivo resta sempre quello di presentare le eccellenze viterbesi con il coinvolgimento delle aziende per far conoscere quanto di interessante il territorio può offrire non solo dal punto di vista dell’ospitalità ricettiva, ma anche in ambito enogastronomico, culturale, ambientale, termale e – soprattutto – religioso considerato l’attuale anno giubilare. Viterbo e il suo entroterra fonde insieme storia, cultura e creatività, tutta la provincia di Viterbo ha saputo trasformarsi e adattarsi alle attuali esigenze della società grazie al particolare contributo delle aziende presenti sul territorio. Esse coniugano un modello virtuoso in cui la qualità, l’innovazione e il rispetto per il patrimonio culturale si intrecciano per dare vita a vere e proprie eccellenze. «Le attività della DMO – ha dichiarato il suo presidente Vincenzo Peparello, ideatore e promotore dell’iniziativa – hanno rappresentato uno strumento attuativo fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi inseriti nei Piani Strategici della Regione quali la ridistribuzione dei flussi, la destagionalizzazione e l’aumento della durata del soggiorno sul territorio». Continua Peparello: «Obiettivi raggiunti anche grazie all’azione mirata della collaborazione attivata con le Reti d’Impresa locali che ha permesso di rendere maggiormente competitivo il territorio».  Le imprese viterbesi sono la chiave di volta dello sviluppo, innovazione e sostenibilità, esse sono il fulcro su cui si basa il sistema economico locale in continua evoluzione. La ricerca dell’eccellenza coinvolge aziende agricole, laboratori artigianali, cantine e realtà tecnologiche che si contraddistinguono per la capacità di unire la cura del dettaglio con l’adozione di tecnologie all’avanguardia. Questa simbiosi permette loro di offrire prodotti di alta qualità, in grado di valorizzare non solo il territorio, ma anche l’intero patrimonio culturale e naturale di Viterbo e della sua provincia. La sinergia tra tradizione e modernità è evidente in ogni fase della filiera produttiva, dalla coltivazione dei piccoli prodotti tipici alla trasformazione industriale, fino alla distribuzione sul mercato globale dove i consumatori sono sempre più esigenti con un attenzione particolare alle caratteristiche dei prodotti agro-alimentari. «Preminente – continua Vincenzo Peparello – rimane l’esigenza di far conoscere il patrimonio ambientale e culturale della Tuscia, capace di soddisfare la crescente domanda di turismo esperienziale, religioso e responsabile, attento alla sostenibilità ma con particolare orientamento all’enogastronomia ed alla scoperta di borghi autentici, ricchi di storia e fascino. La DMO, partita con 16 soci fondatori ne conta attualmente 35, a dimostrazione della volontà di una crescita condivisa. Un progetto che continua, quindi, anche se adesso con fondi propri e nuove progettualità, nella convinzione che Expo Tuscia sia un importante volano di crescita e sviluppo di un intero territorio». Enjoy Viterbo+ Rete di Imprese per far conoscere Viterbo  in tutta la sua bellezza  Viterbo è sinonimo di un passato ricco di tesori artistici, artigianali e gastronomici. Expo Tuscia ha attivato una sinergia  con la Rete “Enjoy Viterbo+ Rete di Imprese” nata dalla volontà delle imprese aderenti, nei diversi settori: turismo, commercio, servizi e artigianato, in sinergia con il Comune di Viterbo e dalla Regione Lazio. Il prossimo 22 e 23 maggio si terrà un workshop dedicato alla Rete di imprese, alle sue aziende e al territorio. L’incontro si terrà a Viterbo presso la struttura Spazio Attivo di “Lazio Innova” al fine di fare incontrare la domanda e l’offerta dei servizi turistici della città e della Tuscia. Sarà questo  un importante momento per stipulare accordi e scambi commerciali, come previsto dal progetto della Rete di impresa, nata dalla volontà delle oltre 46 imprese aderenti in rappresentanza di varie categorie merceologiche. La Rete è infatti beneficiaria dell’Avviso pubblico per il finanziamento dei programmi relativi alle Reti di Imprese tra Attività Economiche ed è stata ammessa con Determinazione n. G05757 del 28/04/2023. Al workshop, organizzato dalla DMO (Destination Management Organization) Expo Tuscia, parteciperanno oltre quindici operatori del settore turistico tra Tour Operator e Agenzie di Viaggio. Secondo il presidente della Rete Enjoy Viterbo+ Sergio Cesarini, l’obiettivo principale è promuovere la città di Viterbo, valorizzandone le bellezze e attirando nuovi visitatori attraverso strategie mirate. «Il nostro obiettivo – ha dichiarato Cesarini  –  è quello di investire in attività che possano promuovere la città di Viterbo in tutte le sue varie accezioni: religiose, culturali, termali, enogastronomiche e  farla conoscere in tutta la sua bellezza a quanti ancora non la conoscono. Per questo il nostro progetto prevede un’intensa attività di promozione mirata per cluster ma anche

Campania, eventi

“Memorial Peppino Di Napoli” Gran Maestro della Ristorazione

Napoli, a Villa Signorini di Ercolano mercoledì prossimo il ricordo di  Peppino Di Napoli  Il prossimo mercoledì  2 aprile, con inizio alle ore 16.00, presso la magnifica struttura di Villa Signorini di Ercolano, si terrà il “Memorial Peppino Di Napoli”; un evento fortemente voluto da tutto il direttivo e da tutti gli iscritti alla sezione campana dell’A.M.I.R.A. (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi). Peppino Di Napoli è stato una delle figure più significative nel mondo della ristorazione e della formazione professionale nel settore alberghiero. Fondamentale per la crescita e la diffusione della cultura gastronomica campana, Di Napoli è stato un punto di riferimento per generazioni di professionisti e appassionati del servizio di ristorazione e dell’ospitalità. Ha dato vita a numerosissime manifestazioni e con la sua sezione, della quale è stato eletto all’unanimità per 42 anni consecutivi nella carica di fiduciario, ha sempre partecipato a tutti i più importanti incontri che riguardavano il mondo dell’ospitalità, intervenendo con la sua passione anche come giornalista esperto del settore. Basti ricordare tra i tanti: l’organizzazione di 3 Congressi Nazionali A.M.I.R.A.; le numerose partecipazioni all’Exposudhotel; la Giornata del Maître; l’istituzione del Concorso “Domenico Ricciardi” e quello del “Maitre dell’anno”. Oltre la carica di Fiduciario della sezione napoletana dell’ A.M.I.R.A, Di Napoli ha ricoperto anche, per diversi anni, il prestigioso incarico di Tesoriere nazionale del sodalizio. Numerosi sono i riconoscimenti ed onorificenze che sono stati attribuiti a Di Napoli come: il titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana; Cavaliere di Santa Marta; Gran Maestro della Ristorazione; Ambasciatore della Cultura Enogastronomica della Campania Felix ed altri. Nel corso della manifestazione si svolgerà una gara tra alcuni maîtres specializzati nella cucina al flambé. Il tema della competizione sarà la preparazione di un dessert servito con un vino in abbinamento. Una qualificata giuria decreterà i vincitori della gara. La giornata del 2 aprile sarà un momento di celebrazione di tutto quanto realizzato da Di Napoli e lasciato in eredità ai giovani. La manifestazione vedrà la partecipazione di numerosi colleghi, associazioni di categoria, istituti alberghieri, stampa, fotografi, TV locali, sponsor, amici, personalità del mondo della ristorazione e dell’ospitalità. Il Memorial sarà un’occasione per ricordare la sua figura, il suo impegno e la sua passione che hanno segnato la storia della ristorazione campana e italiana. Un impegno che continua a riscuotere attenzione e successi attraverso l’opera che l’attuale fiduciario Dario Duro porta avanti insieme a tutto il direttivo e secondo gli insegnamenti ricevuti da Di Napoli, al quale è stato a fianco dai suoi anni giovanili, carpendo quelle doti e virtù possedute dal Gran Maestro per poterle ora esprimere e continuarne l’opera e l’operato, creando anche una manifestazione culturale d’esempio per i giovani: il “Premio AMIRA Progress”, giunto quest’anno alla sua IV edizione, con apprezzamenti ricevuti in tutta Italia.

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